EI FU’ CALUZZU URBINO

Tra pini e cipressi al camposanto
riposano le spoglie dei miei cari
onde, per cui, di tanto in tanto
son solito portare dei fiori sugli altari

Un giorno assorto fra pensieri e digressioni,
mentre vagavo e divagavo quasi estraniato,
incredulo a certe anomale visioni,
un’improbabile presenza mi arrestò il fiato

Un’ombra furtiva, smunta e piccolina
fra gli alberi e le tombe giocava a nascondino
con fare furbo ed aria birichina,
pareva sembiante al " fu Caluzzu Urbino"

Sembrava divertirsi, e a suo giudizio
scambiava vasi e ridistribuiva fiori,
spegneva lumini o li accendeva a sfizio,
taluni puniva e altri premiava con allori.

Rivolto a Tano, fraterno suo cugino,
che i soldi gli aveva allor prestato
disse:"avrei dovuto farti un regalino
ma poi con il tempo sai? ci ho ripensato".

In seguito, con aria irriverente,
a Peppe che in vita aveva già beffato,
da manigoldo puro ed impenitente,
disse:" ricordi quando la cariola ti ho fregato"?

E a Salvatore, che dalla foto pareva imbronciato,
invece:" quella volta, giuro, non fu colpa mia,
quando anziché paglia, covoni ho trafugato
per fame vera dalla tua lontana crocefia"

Calogero invece, con fare intelligente,
appese ai rami delle sue amarene
un cartello che diceva:"attenta gente
chi le tocca o le mangia sono pene"

Ma il monito fu aggirato dall’ingordo
che riappese un’altra scritta a penzolare
" le amarene tue mangiò un balordo
che ancora in vero non smette di vantare".

Arguto personaggio di altre ere
che fra raggiri ed espedienti
visse di povere sogni e di chimere
di vane promesse e di ravvedimenti

Or si diverte fra gli altri perito,
a scherzare con amici defunti indifesi,
gli stessi che in vita aveva schernito,
ma che alla fine giammai si erano offesi.