LA SINDONE

 

Grande mistero aleggia in quella teca
a giorno illuminata e riverita,
tutti i fedeli sostan lì commossi
orando in penitenza, gli occhi rossi.

Un lenzuolo di lino dentro risplende
tessuto a quanto pare giù in oriente,
e giunto fino a noi da mani pie
con tanti racconti e molte fantasie.

Guardando questo lino attentamente
ci vedi una figura assai turbante,
pare la faccia di chi ha patito tanto,
tiene la barba e un triste atteggiamento.

La fronte pare grondi un sangue antico
con rivoli che scendon giù dal capo,
mentre la testa è tutta punzecchiata
da corona di spine lì appoggiata.

Il corpo si evidenzia lungo e robusto
segnato e martoriato dalla frusta,
ha mani e piedi che sembrano bucati,
da grossi chiodi appaion trapassati.

Si vede con chiarezza nel costato
il foro della lancia che un soldato
lanciò sul condannato posto in croce
mettendo fine alle sue pene atroci.

Scorrendo il lungo telo fino alla fine
si vede di quell’uom tutta la schiena,
coperta di ferite e graffi arcani
percorsa e maltrattata da bastoni.

Si vede che d’un uomo è quel sudario
che sulla croce patì il suo calvario,
usata a Roma e altrove dai Romani
per meglio contrastare i rei cristiani.
La Chiesa esser di Cristo già sostiene

l’impronta su quel telo pieno d’arcano,
e scopre segni e impronte delle piante
che all’epoca fiorivano in oriente.

Persino una moneta hanno scovato
la cui impronta risulta sotto il capo,
e con buona fantasia e tanto ardore
datano il giorno, anzi pure l’ore.

Ma i tanti miscredenti di oggigiorno
che vedon la figura senza il contorno,
lo dicon chiaro e tondo senza pensare
che quella è una figura medioevale,
di qualche buontempone del duecento
che volle disegnare il grande evento:
come Leonardo dipinse la Gioconda
che di mistero il nostro cuore inonda.

Oppure aggiungo io, che pur mi astengo,
l’azione di un crociato assai violento:
che pur di conquistare i luoghi santi
compì misfatti e mise in croce un fante.