ILL.mo Ingegnere Capo Regio Ufficio Minerario Caltanissetta

Sento il dovere come uomo e come cittadino di sottoporre alla S.V. Ill.ma quanto sotto:

Nel bel paese d’Italia, ove tanta idealità regna sovrana in tutto e per tutti, hansi escogitato tanti provvedimenti e s’han fabbricato tante leggi e decreti onde impedire la deformazione fisica della razza, che disgraziatamente deve lavorare per vivere.

A tal uopo, dico, s’han promulgati leggi e decreti sul lavoro delle donne e dei fanciulli. E una delle altre tenta di arginare (assegnando il termine di anni 15 pei lavoranti trasportatori) l’infame sfruttamento dei rejetti fanciulli solfatari.

Misere creature ! che in mano a padri, avidi mai sempre di guadagno, non badano pel sottile per di quei , che natura e Dio impongono loro di rispettare e curare!.....

Infami padri! Che costringono i loro teneri ed inadatti figli a trasportare zolfo sulle spalle, non appena raggiunti 10 anni! E ciò fanno in onta alle leggi divine e umane!

Qui a Montedoro, tale raccapricciante spettacolo è al colmo della misura! E ciò per tre ragioni:
1° l’avidità degli infami padri su menzionati.
2° l’acquiescenza dei gabelloti e capimastri.
3° la poco vigilanza anzi la completa in sorveglianza su ciò di questo R.Ufficio.

L’altrieri passai dai piani delle miniere Sociale e Cannataro, e mi si strinse il cuore nel vedere circa quindici ragazzetti tutti sotto i dodici anni che curvi sotto il peso del minerale solfifero emettevano lamenti e singulti da intenerire una tigre…..

Dissi al capoccia Marranca Antonino che era vigliaccheria da parte sua assentire a far lavorare internamente quegli infelici; e quel barbaro ne rise e mi trattò da inesperto, dicendo che le leggi sono fatti per essere violate, e che una legge non violata non sembra più tale.

Identico regime trovai nella miniera Cuba, dove lordi e infangati, offrono misero spettacolo di se, tanti fanciulli addetti ai lavori interni, con compiacenza e tornaconto del Signor Florio.

Ill.mo Ingegnere,

Lei che ha la direzione di codesto R.Ufficio corra con la sua autorità ad impedire l’ignobile martirizzazione di questi meschini, che del faticoso, ove tenerelli son messi n’escono quasi sempre rachitici o peggio.

Ispedisca più spesso l’addetto a questa sezione di solfare, con propositi più rigorosi e con animo più filantropico, e ciò facendo ottempererà al suo dovere ed opere altamente umanitaria compirà a suo onore e gloria.

Mi auguro che non intenderà a sordo.

Gradisca i più ossequiosi saluti del suo servitore.

Montedoro li 22 Giugno 1910 ------- Carlo Capitano.