FEDERICO MESSANA       poesie, racconti ed altro......     
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                           Le lettere di Letizia

Dei figli, Letizia, la più piccola, risulta il personaggio più simpatico ed aperto. Avendo intrapreso l'attività artistica di suonatrice di violino, gira per l'Italia alla ricerca di locali dove esibirsi, spesso alla mercé di impresari senza scrupoli, e sempre alla ricerca di soldi per sbarcare il lunario. Scrive lettere appassionate al padre, implorandolo a volerle rimettere ora cento lire, ora cinquanta, ora un acconto sul mensile pattuito. Da Palermo a Taormina, da Catania a Venezia, a Milano, a Messina, a Padova, è un'implorazione unica: "Caro papà, ti prego tanto! Potresti mandarmi ancora un aiuto di lire 200? Io ti supplico di volermi gentilmente mandare altre 50 lire, e poi ti lascio in pace!". E fa conti, spiega che quel concerto è saltato ma ha dovuto pagare l'albergo lo stesso, senza avere incassato una lira, dorme in pensioni per nulla raffinate, da certe suore che, per rammentarle il debito della pigione, non la fanno dormire russando a più non posso dietro la sua camera, oppure, come a Milano, alla Protezione della giovane in via Commenda, 41. Viaggia tanto e sempre in 3^ classe per risparmiare qualche lira con tutti i disagi possibili ed immaginabili, non si ferma mai! A volte cerca ospitalità presso amiche conosciute attraverso la rivista Lucciola, come quando nel 1925 è ospite a Milano della signora Frigerio Carlassare, l'ultima direttrice della rivista.

Ma ha pure delle belle soddisfazioni, come quando suona al cospetto della Regina che le fa tante congratulazioni e le regala un piccolo gioiello. E così passa la sua vita, tra un concerto al Circolo Artistico, ad un Teatro.

A tarda età riesce anche a sposarsi con un certo Angelo Sesta di Serradifalco, ma la loro unione non dev'essere stata delle più felici. Ho rintracciato alcuni suoi appunti che così suonano:

"24 Ottobre - Angelo, ascoltami bene. Tu mi hai respinta in tutti i modi; come moglie, come compagna, come massaia. Da tempo respingi il mio amplesso. Non ti sei sentito, è vero. Ma la causa di ciò non è pure in parte il fumo e il vino? Ma oltre a ciò hai respinto di nuovo e di nuovo le mie carezze, chiamandole finzione e commedia. Hai soffocato per sempre ogni mia manifestazione di affetto e tenerezza, respingendomi a oltranza, con l'insulto ed il turpiloquio. Nulla hai approvato in me. "Spese inutili o manie" le poche cose da me comprate per la casa, e che invece si son rivelate tutte, ad una ad una, abbastanza utili. Sciocchezze o peggio certe piccole comodità o abbellimenti che volevo apportare in casa. Idem le mie osservazioni alle serve, quel poco che ho fatto sempre mal fatto. Mai un'approvazione, mai un incoraggiamento. Non rispondo a tutte le cose stolte e atroci che mi hai detto tante volte, fino all'altra sera, sconvolgendomi e straziandomi l'essere intero. Ma ti garantisco che ogni donna al mio posto sarebbe scoppiata quando l'altro ieri, dopo quella notte d'inferno……..".

Gli ultimi suoi anni li vive a Montedoro, in un piccolo locale all'angolo della piazza, sola e non capita dalla popolazione che anzi la prende per matta. Muore, tristemente, in un incedente stradale a Palermo il 10.4.1968.