FEDERICO MESSANA       poesie, racconti ed altro......     
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Messaggio da servizi segreti

 

Caltanissetta 2 settembre 1924

Cara Lina, sono qui da ieri per conferire con l'Avv. Ingrascì che trovai assente e mi si fa sperare che verrà domani, essendosi recato in Valguarnera. Intanto io ho in idea di venire a fare una capatina costì, ma prima di muovere per Palermo vorrei avere da te alcune informazioni esatte.

So che Beniamino deve recarsi a Montedoro e vorrei essere da te avvertito qui della di lui avvenuta partenza con un telegramma diretto qui al Grand Hotel, con le seguenti parole: "Speditoti incartamento saputo". Il che per me avrà il significato ch'egli è partito.

Certamente a te non mancherà il modo di conoscere ciò senza far capire che io lo chieda. Mi hai ben capito?

Io starò qui ad attendere tale notizia e se essa tardasse tu potrai scrivermene in modo coperto in poche parole in una letterina.

Devo pure avvertirti che io sono sprovvisto del chiavino per potere penetrare nei locali di Via Mazzini, cosicché ricevendo tu il mio telegramma che ti annunzierà la mia partenza da qui per Palermo con l'ora del mio arrivo, tu provvederai per farmi trovare immancabilmente al mio arrivo uno dei chiavini che sono costì, quello che funziona meglio, affinché io possa penetrare e servirmi dei detti locali di Via Mazzini.

Tu intanto vorrai subito farmi qui sapere di aver ricevuto la presente e che tutto sarà fatto come io desidero, assicurandomi pure che ricevesti la mia precedente raccomandata contenente il vaglia cambiario per la Signora Orlando.

In attesa di ciò frattanto ti saluto. Tuo papà Eugenio

 

Eugenio sempre agitato

 

Montedoro 19 febbraio 1923

Cara Lina,

L'indomani del mio arrivo in Caltanissetta cioè sabato 10 corrente ti diressi da Caltanissetta una raccomandata della quale conservo la ricevuta. In detta raccomandata io ti acclusi un vaglia cambiario a me intestato e da me girato ad On. (Onofrio?) per la somma di lire cinquecento e ti facevo viva raccomandazione di assicurarmi subito qui in Montedoro di averlo consegnato immediatamente al suo destinatario, ti aggiungevo ancora di comunicarmi immancabilmente le notizie, per me importanti di cui ti avevo dato incarico partendo da Palermo.

Ti chiedevo pure di fare le più accurate indagini per ritrovare il mio coltellino che senza fallo ho lasciato in via Mazzini e darmi subito notizia dell'esito di tali indagini.

Dopo averti ciò chiesto con un linguaggio vivo ed appropriato mi aspettavo di avere una tua lettera qui sicuramente per lo meno il martedì 13 corrente, e non comprendo come mai hai potuto tenere verso di me un così ostinato silenzio dopo la mia sopra cennata raccomandazione, che doveva dimostrarti senz'altro quanto viva ed intensa la mia agitazione e la mia aspettativa di una tale lettera.

Evidentemente il tuo inspiegabile ostinato silenzio ha dovuto accrescere la mia agitazione; ciò tu non puoi non aver compreso ed è per ciò che sforzandomi di far tacere in me ogni naturale senso d'irritazione vengo a chiederti di non indugiare più a darmi le notizie che io ho atteso ed attendo ansiosamente.

Alle notizie che ti ho chiesto aggiungerai, senza dimenticarla, anche quello che riguarda il rinvenimento in via Mazzini di un piccolo involto contenente quei gancetti di ottone che con tanta industria ed affanno ero riuscito a procurarmi e che dovevano servire per mantenere sicuramente chiuse le persiane del piano terreno. Tu ricorderai certamente che io ebbi a mostrartele più d'una volta.

Certamente tu sai che io ti rimborserò ogni spesa per farmi giungere sicure coteste notizie sia in raccomandata od altrimenti.

In attesa febbrile di quanto sopra saluto tutti.
Tuo papà Eugenio

 

Paura d'esterminio della famiglia ..

 

Caltanissetta 30 gennaio 1924

Cara Lina,

Ti confermo la mia raccomandata con espresso di ieri che certamente a quest'ora deve essere nelle tue mani.

Nel mentre attendo qui i documenti richiesti dall'Avv. Ingrascì e rimango in grande angosciosa agitazione, mi trovo il più che posso in contatto con l'Avv. Ingrascì a sentire le sue idee sul modo di stornare la tempesta che è sopra di noi e minaccia, inesorabile, l'esterminio.

Se non si ricevono i documenti chiesti l'esterminio è certo ed irrimediabile!

Questa mattina l'Avv. Ingrascì mi disse che nel mentre i nostri avversari non si danno alcuna posa per offenderci il più vigorosamente possibile, dalla parte nostra non si fa che dormire! Gli avversari non risparmiano alcun conato, ed instancabili moltiplicano i loro assalti per annientarci.

Fin dal mio penultimo soggiorno in Palermo io ho insistito perché senza indugio si contrapponga la liquidazione della causa da noi vinta a quella da noi perduta, non si parla di compensazione, ma certamente se cotesta liquidazione fosse stata promossa e compiuta, attualmente avremmo nelle mani pronto ed efficace da opporre alla Falcone che chiede il vendatur.

Essendo in Palermo ricordo che nello studio dell'Avv. Napoli (non l'Avv. Stesso perch'egli di ciò non si occupa) qualcuno dei giovani suoi figli insistevano invece che io facessi pressione presso l'Avv. Ingrascì affinché questi promuovesse alacremente le liquidazioni delle cui cause qui in Caltanissetta siamo stati vittoriosi; ma come lo Ingrascì e come lo può fare tuttavia mentre egli non possiede alcuno dei documenti necessari per averli tutti mandati costì allo studio di via Pignatelli Aragona, per servire alla difesa in Corte d'Appello?

Si procuri costì di fargli tenere i documenti inviati che giacciono in qualche cancelleria e non si sa dove, ed egli vedrete con quale alacrità otterrà le liquidazioni; non solo, ma con la scorta di esse difenderà strenuamente la posizione così compromessa dalla balorda situazione della Corte, che nel mentre trova gli elementi irrefragabili di un delitto nell'affare delle cambiali, non ne sospende l'esecuzione!

Spero che dopo quanto ho esposto sopra, si potrà ottenere nel più breve tempo possibile i documenti in forma legale e la liquidazione di cui sopra è parola.

Intanto io non mi muovo da Caltanissetta finché non vedo instradate in qualche modo le disgraziate cose. Procura di fare comprendere a tutti in quale situazione brutta ci troviamo e la necessità di aiutarci, occupandosi di farci avere i documenti chiesti.

Tuo papà Eugenio

 

Malanni e disastroso viaggio di Eugenio

(Da Montedoro a Serradifalco, durante una tempesta di. neve)

 

Caltanissetta 9 febbraio 1924

Cara Lina,

I miei malanni perdurano crudelmente e sento che non termineranno così presto. Le mie sofferenze hanno sede stabile e inamovibile nei reni. Le orine che abitualmente sono sempre limpide ed incolore, ora sono troppo colorite rossastre, ciò è indizio certo che i reni, per qualunque sia la causa, sono in uno stato ammalato e di irritazione, o quello che è.

Non v'è dubbio che la vita tumultuosa disagiatissima alla quale ho dovuto sottostare in questi ultimi tempi mi ha procurato il presente stato di sofferenza. Il due di gennaio partito da Montedoro alle 5 del mattino in veicolo a due ruote dei più sgangheratissimi, sconquassato da non averne idea, quasi totalmente scoperto, in mezzo ad una tempesta di neve, per ben tre volte durante il viaggio, e quando più la neve calava violenta e folta, al cavallo si spezzò il cinghione di sotto che lo tiene legato alle aste del veicolo (sottopancia); la parte anteriore del detto veicolo si elevò in aria e quella di retro si adagiò sulla neve rotolando sulla medesima i viaggiatori che erano da quella parte; e ciò avvenne per ben tre volte perché le riparazioni difficili ed effimere avevano com'era naturale la durata di alcuni minuti; eravamo intirizziti, bagnati, senza parlare del povero cavallo che non ne poteva più ed aveva una specie di rantolo forte e rauco che faceva pena; ma ciò nonostante le frustate piovevano su di esso. Quando si arrivò sul piazzale della Stazione (Serradifalco?), il treno fischiava, è partito e si rimase per parecchie ore in quella stazione fredda e umida e sporca da non si dire.

Il capo stazione ebbe dei riguardi per me, ma tutto il freddo e l'umidità che avevo assorbito, le sue gentilezze non potevano togliermele.

Ma dopo cotesto disastroso viaggio, vari altri ho dovuto farne con la pioggia che ci gelava, col vento glaciale furioso da cui eravamo riparati da qualche resto di tendina sdrucita, bagnata, svolazzante che serviva piuttosto ad accrescere le nostre torture!

E qui in Caltanissetta essere costretto quasi ogni sera dopo le otto (ore venti) qui nell'albergo dopo aver pranzato al ristorante, in mezzo alla pioggia, coi piedi in mezzo all'acqua in questa (città) che è divenuta un letto di un burrone sempre perennemente pieno di melma e d'acqua da non potere essere scansata in una serata in cui gli elementi sono stati in convulsione; e coteste serate si sono tantissime volte ripetute e sono state invece rare quelle calme.

Tutto io ho voluto accennarlo per far capire le cause delle mie sofferenze attuali. E ciò perché tu vada a trovare il Dott. Bacchi e rimettermi in Montedoro qualche rimedio omeopatico che possa giovarmi, mentre che le sofferenze ai reni da vari giorni non mi danno tregua e sono veramente insopportabili.

I cerotti Bertelli che in altre occasioni mi hanno prontamente giovato, questa volta mi sembra che non mi servano gran che. Alcuni mi dicono che forse sono invecchiati, ma siccome qui in Caltanissetta è anche difficile averli, vedi se in Palermo si potessero avere di più fresca data di composizione.

Mi fermo ed attendo notizie qui sino a tutto lunedì 11 febbraio e quindi in Montedoro se vi potrò arrivare.

Saluti tuo papà Eugenio

P.S. Se ti potessi far capire i tormenti che provo a muovermi nel letto!