FEDERICO MESSANA       poesie, racconti ed altro......     
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Eugenio scrive alla figlia Lina
                 (intrighi di politica comunale) 

Caltanissetta 24 gennaio 1924

Cara Lina,

Questa mattina, io e Luigino Guarino siamo qui venuti per consegnare al Prefetto le dimissioni dei seguenti consiglieri comunali: Caico Eugenio, Petix Giovanni, Morreale Salvatore fu Calogero, Terrana Salvatore, Marranca Antonino, Pappalardo Giosuè, galante Vincenzo, La Porta Carmelo, Messana Salvatore, nove consiglieri contro altri nove che rimangono in carica ancora per qualche giorno, perché, un tal numero non raggiungendo la metà più uno, cioè metà di venti consiglieri più uno, di cui è composto il Consiglio Comunale di Montedoro al quale oltre i nove consiglieri dimessi mancano altri due consiglieri che da oltre un anno sono emigrati in America, esso consiglio non può funzionare e sarà così sciolto.

Dianzi siamo stati dal Prefetto Almansi il quale circondato di qualche autorità Fascista ci ha accolto bene, ma ci disse che si devono esaurire alcune formalità imposte dalla legge, fra le quali quella di dover sottomettere dette dimissioni alla approvazione delle dimissioni dallo stesso Consiglio; il che mi pare logico, giacché se il Consiglio non è in numero come dice la legge, non potrà neppure riunirsi e neppure interloquire, fornendo in tal modo la prova di quello che da noi si sostiene, e per conseguenza va sciolto.

Ma ciò può essere pericoloso se fra i dimissionari vi fosse qualcuno debole che così essendo, potrebbe facilmente subire qualche influenza ed essere indotto a ritirare le dimissioni date.

Gabriele, che è il solo che potrebbe avere una certa influenza sopra qualche dimissionario, è da circa un mese a Roma e lo sostituisce il padre il quale venuto qui alcuni giorni addietro ad accompagnare i coscritti, è rimasto qui sino a questa mattina, ma dopo il mio arrivo è partito subito per Montedoro.

Mi si riferisce da qualcuno, che ebbe ad incontrarlo in compagnia di Biagio Amico, che sembrò molto irritato e parlò forte esprimendo il suo corruccio in modo assai vivace.

Ci è stato assicurato che ha telegrafato al figlio a Roma di tornare subito, e si crede che accelerando le sue mosse potrebbe essere in Montedoro anche domattina venerdì 25. Dietro ciò si è da noi deciso che io faccia pure ritorno entro domani in Montedoro per sostenere a mantenere la fede di qualche dimissionario debole.

Domattina però farò il vaglia di cui è cenno nella raccomandata di questa mattina, dirigendolo all'Avv. Napoli; e se ci arrivo, presenterò al P. l'esposto che non potei presentargli prima di Natale perché si era assentato proprio nella mattina del mio arrivo.

Intanto da noi si teme che Terrana potrebbe essere uno dei deboli, e forse Turiddu potrebbe non saper resistere all'azione di Gabriele; interessa vivamente O (Onofrio) di fare in modo da annullare la possibile azione di G. Se vi fosse bisogno di comunicare con essi oralmente sarebbe opportuno di chiamarli senza indugio costì anche telegraficamente. Io ne sosterrei la spesa approntandola immediatamente dietro avviso!

Si teme anche per qualchedun altro, ma tutte le mali arti sarebbero frustrate se facesse giungere per tramite di Turiddu la sua parola incoraggiante.

Non c'è tempo da perdere, anche un minuto sarebbe prezioso e non utilizzato in proposito potrebbe dar luogo a dispiaceri non piccoli ed a conseguenze dannosissime per noi.

Malgrado il freddo intenso che da questa mane qui regna, io non mi risparmio e faccio più di quanto posso.

Credo che quello che ti ho fatto conoscere sia sufficiente per farvi conoscere lo stato vero della situazione e i rimedi adatti a migliorarla, purché si faccia presto e si arriva in tempo!

In attesa qui mi fermo Tuo papà Eugenio