FEDERICO MESSANA       poesie, racconti ed altro......     
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                                    La crisi dello zolfo

Il 6 dicembre scrive a Loulou: "Sento che sei occupatissima con le tue lezioni e che esse ti fruttano, e godo di sapere che in mezzo a tutto ciò trovi mezzo di distrarti un poco. Vorrei sapere qualcosa di più dei bambini particolarmente; che febbre che ho di rivederli e stringermeli forte, e non meno di loro la loro madre, sai! Ancora nessuna notizia da Montedoro ed io duro fatica e soffro assai a reprimere la smania che mi roda e mi consuma. Cerco di avere pazienza però avendo fiducia nella riuscita delle pratiche che fanno Giulia e Federico. Ti accludo una fotografia di Giulia che si è fatta recentemente, non è più d'un mese.

Devo per ora contentarmi di mandarti dei baci che ti giungeranno assai freddi per il lungo viaggio; spero presto dartene insieme ai bambini dei caldissimi!".

Eugenio è sempre nostalgico, amoroso, ma proprio imprevedibile! Non può vedere la sorella Giulia, la ignora, non le parla, e poi spedisce una sua foto a Loulou, che sicuramente farebbe a meno della sua esistenza! Non solo:

"Ritorno adesso dalla stazione ove accompagnai Giulia che è partita a rompicollo per Montedoro insieme a tutti i cugini Caico ed anche Beniamino, richiamati colà dallo stato grave della cugina Irene.

Mi sento stanco avendo dormito molto poco questa notte, poiché a mezzanotte passata ero ancora sveglio e mi sono alzato questa mattina alle 4 per andare a vedere partire alla stazione Giulia e gli altri".

Intanto in Sicilia ai disastri finanziari dei Caico si assommano altre insidie!

Scrive l'11 novembre 1895.

"Mia cara Loulou, Federico sembra compenetrato della mia disgraziata situazione e domani ritornando a Montedoro pare che vorrà tentare ancora per vedere se può riuscire a farmi avere tutto o parte di quello che chiedo. Ma le difficoltà, io lo vedo, sono grandi se non sono addirittura insormontabili.

Lo zolfo si è ancora più avvilito in questi ultimi giorni ed è quasi ridotto a non aver più valore! Figurati che situazione tremenda! Una società francese di cui è avvocato Beniamino, assuntrice della lavorazione di certe grandi miniere a Riesi, di proprietà di certi Fuentes nobili che stanno in Spagna, si contenta di abbandonare più di 300 mila lire di macchine ed alcuni milioni già spesi in grandi lavori invece di continuare a lavorare a pure e gravi perdite. Siccome con questo fatto sarebbero messi sul lastrico ben 800 operai, il generale Mirri, a cui preme la conservazione dell'ordine pubblico, ha invitato Beniamino ed i rappresentanti degli altri interessati per trovare mezzo di venire ad una intesa e scongiurare quel fatto. Pare che i proprietari verranno a subire grandi sacrifizi in modo che il loro corrispettivo rimarrà così assottigliato che diventerà quasi nullo! Figurati che la Società francese chiede per continuare a lavorare di non corrispondere altro che il solo 10 per cento ai proprietari! Se questo fatto si contagia, noi più di tutti siamo belli e spacciati!

Ed intanto sono a Messina due case tedesche che non hanno mai visto materialmente lo zolfo e si arricchiscono con esso, immiserendo tutto un paese!".

Ed ancora.

"Mia cara Loulou, qui siamo alquanto in agitazione pei provvedimenti invocati dal Governo da alcuni interessati a rovinare completamente tutti i piccoli produttori di zolfi. Come avrai visto dai giornali, fu qui deliberato da un cosiddetto Comizio interprovinciale, di chiedere al Governo l'imposizione del Consorzio Forzato e la limitazione della lavorazione delle miniere. Spiegarti qui sarebbe troppo lungo quanto è insidiosa, liberticida e disastrosa cotesta proposta; ti basti sapere che un tale provvedimento sarebbe la rovina di tutti gl'interessati nell'industria dello zolfo, proprietari, gabelloti, etc. che non sono potenti. Sarebbe insomma lo sfruttamento dei deboli in favore dei forti!

Cosicché Cesare è il solo che si agita come meglio può e cerca di dare l'allarme a tutti gl'interessati che sonnecchiano e non comprendono ciò che li aspetta. Ora vado a scrivere a Federico perché, appena ricevutolo, lanci un telegramma al Ministro in Roma per protestare la rappresentanza comunale di Montedoro contro quella proposta rovinosa appoggiata da disonesti interessati. Il telegramma l'ho compilato io, e Beniamino lo ha approvato.

Cesare ha fatto stampare un migliaio di opuscoletti sulla questione zolfifera di cui te ne sono stati spediti tre copie, credo. Ne sono state mandati moltissimi a Roma, oltreché individualmente anche al Presidente della Camera dei deputati ed a quello del Senato, per essere distribuiti ai membri del Parlamento. Altre proteste di proprietari interessati seguiranno, insomma ci agiteremo come meglio si potrà per far luce su cotesta manovra perversa e cercare d'impedire il danno immenso che ci sovrasta.

Spero sempre che Federico possa riuscire a ciò che spero, ma finora non ho avuto alcuna notizia sul proposito.

Cesare mi chiama per occuparmi della faccenda di cui sopra t'ho parlato e ti lascio quindi. Addio dunque con baci e tenerezze infinite insieme a Lina la buona, a Giulia la ribelle, a Federico il vivace e Letizia la pasticciona cara.

Tuo sempre Eugenio"