FEDERICO MESSANA       poesie, racconti ed altro......     
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                      Lo sbarco di Eugenio in Sicilia

Palermo 19 Agosto 1895

Mia cara Loulou,

Giunto qui sabato mattino non ho avuto il tempo per scriverti una lettera come avrei voluto e mi sono contentato di mandarti qualche cartolina.
Incomincerò col narrarti qualche cosa del mio viaggio il quale nell'insieme riuscì soddisfacente.

Quando martedì scorso arrivai a Genova mi decisi di andare direttamente con l'omnibus all'hotel Vittoria per lavarmi e rimettermi un poco giacché il viaggio ed il calore mi avevano ridotto in uno stato punto presentabile, quindi uscii per occuparmi del biglietto pel vapore e del mio bagaglio che mi prese un bel po' di tempo.

Figurati che dopo aver tanto girato di qua e di la seguendo sempre un facchino col carretto, dovetti ritornare all'albergo a prendervi il resto del bagaglio e facendo un lungo tragitto sotto la sferza del sole portai tutto a bordo dello Scrivia, passando sopra dal raccontarti tutte le difficoltà e le seccature della Dogana, dei facchini e dei barcajuoli, ed anche di quelli di bordo che a quell'ora non erano preparati a ricevere quel bagaglio. Finalmente, come a Dio piacque, montai sul piroscafo e dopo avervi tutto sistemato uscii nuovamente a terra che erano le tre e mezzo. Girai un poco per le strade principali e quindi me ne andai a mangiare alla Taverna Inglese che tu conosci, e finito di mangiare dopo un altro giretto in città mi ridussi a bordo verso le 7 pom.

Si salpò da Genova verso le 9 pom. con mare buono. Nella mattinata di buon'ora mi svegliai e mi accorsi che eravamo in vista del faro dell'isola di Timo che proiettava la sua forte luce, credo sia elettrica, e più tardi verso le 6 giunsimo a Livorno ove trovammo un buon numero di corazzate italiane ancorate al largo, fra cui primeggiava la Lepanto.

Il piroscafo Scrivia appartenendo al compartimento di Palermo ha tutto il suo personale composto di siciliani. Entrando nel porto di Livorno attaccai discorso con un giovane palermitano che era a bordo. Ci scambiammo le carte e la sua portava il nome di José Luna, mi disse che aveva 22 o 23 anni e che proveniva da Milano ove si era da alcuni anni stabilito e che aveva abbracciato la carriera di cantante, faceva il tenore; era snello e piuttosto elegantemente vestito.

A Livorno io scesi e feci un giretto in città, ma per poco mancandomi il tempo avvicinandosi l'ora della colazione; inoltre essendosi tutto ad un tratto levato un forte vento di scirocco fastidiosissimo massimamente per i miei occhi, mi affrettai a ritornare a bordo.

Dopo la colazione il giovine cantante Luna desiderò che io lo accompagnassi in città e così vi ridiscesi una seconda volta, fummo alla posta e quindi ci fermammo in uno dei principali caffè, il Caffè Campari situato nella primaria strada, offrendomi egli di scegliere qualche rinfresco ed io domandai una granita di arancio che con tutta la buona volontà non potei mandarne giù di mezzo bicchiere, tanto era amara! Poscia presimo un tram che ci menò lungo il mare ove sono una quantità di bagni frequentatissimi e ci fermammo al penultimo stabilimento, quello di Pancaldi, rinomato. Gli stabilimenti di bagni di Livorno non hanno nulla di particolare per la loro struttura materiale, anzi secondo me lasciano molto a desiderare, ma in cambio sono frequentati da scelta società che vi conviene da ogni parte della Toscana e da altri parti d'Italia.

In quei pochi minuti che ci fermammo al Pancaldi potemmo ammirare della superba gioventù in fatto di donne distinte davvero per avvenenza, forme, eleganza e distinzione di modi. Visto che il mare si faceva cattivo e le ondate invadevano furiose la piattaforma pensammo di ritornare a bordo senza più indugio, tanto più che io incominciavo ad essere inquieto per lo stato del mare temendo di aver a soffrire molto ero indeciso se dovevo proseguire il viaggio. Ritornati a bordo mi lasciai persuadere da qualche ufficiale palermitano dello stesso Scrivia a rimanere e proseguire il viaggio invece di restare a Livorno ed aspettarvi il prossimo piroscafo che partiva il sabato, ciò che sarebbe stato un fatto bastantemente complicato e dispendioso per me. Si lasciò Livorno verso le 5 pom. col mare tutto sconvolto ed il vapore benché grosso faceva certi movimenti di alto e di basso sulle onde che non erano affatto piacevoli. Al pranzo, sempre sul ponte, mi sforzai di mangiare e quando il capo mi girava tremendamente corsi a coricarmi ed avvertii poco dopo che il mare aveva peggiorato ed non potevo rimanere saldo nella mia cuccetta, e seguendo l'impulso del vapore rotolavo mio malgrado ora da un lato ora dall'altro. Fortunatamente o per virtù dell'Anti mal di mare di Mattei, che io presi ripetutamente o per forza di resistenza mia naturale non ebbi a vomitare e mi addormentai. L'indomani svegliatomi ebbi la grata sorpresa di trovare il mare più rabbonito, tanto che io potei salire sul ponte e farvi colazione senza provare alcun disturbo. Dopo colazione, che si faceva verso le dieci, passammo davanti a Civitavecchia che distinguevamo e più tardi davanti al porto di Anzio che con l'aiuto del binocolo prestatomi da un ufficiale si poteva distinguere delle signore che si bagnavano sulla spiaggia. Come tu sai a Porto d'Anzio vi conviene a bagnarsi la più gran parte della società di Roma.

Dopo Terracina avvistammo il monte Circello monte molto alto e quasi isolato che scende sul mare e su cui vi è un semaforo al quale con i segnali con le bandiere dovettimo dare il nome del nostro piroscafo. Il mare era bellissimo in quel punto ed il monte Circello era pur bello a vedersi, quindi passammo davanti al golfo di Gaeta e con l'aiuto del binocolo potei distinguere benissimo la fortezza e le adiacenze di Gaeta.

L'entrata in Napoli fu bellissima ed il passaggio fra le isole di Ischia, Procida e la terra ferma fu veramente incantevole. Essendo giornata di festa il 15 di agosto, passando molto vicino all'isola di Procida, vedevamo una quantità di gente raccolta sulla spiaggia che era assai pittoresco.

Il Vesuvio fumava e credo eruttava, ma non si vedeva fuoco essendo di giorno. Giunsimo a Napoli poco prima delle 6, e dopo un mondo do vocio e di baccano fatto da tutte le barche venute attorno al piroscafo presimo il nostro posto nel lurido porto e ci ancorammo. Dopo pranzo, io e il cantante Luna ci unimmo insieme ad altri del personale di bordo, ufficiali e specie di commissari, e scesimo a terra per andare a passare la serata in qualche ritrovo pubblico in cui ci fosse musica. Infatti andammo all'Eldorado che è un teatro di legno destinato ad uso café-chantant. Cotesto caffè trovasi addossato al castel dell'Uovo e per andarvi dovettimo traversare il posto così detto S. Lucia che è pieno di venditori di frutti di mare ed è parecchio sporco, e poi si traversò una strada attorno al castel dell'Uovo ove si sprofondava nella polvere; a fianco prospiciente al mare vi era una specie di restaurant con una miriade di tavole preparate all'aperto che aspettavano gli avventori e un po' più in là un'altra specie di taverna più umile da dove usciva un puzzo di frittura che non era certo piacevole. Siccome era festa all'Eldorado diedero due spettacoli, uno diurno e l'altro notturno, e quando noi giunsimo dovettimo insieme ad una gran folla aspettare nella piazza scoscesa davanti al teatro, che lo spettacolo diurno fosse terminato. Rinunzio a descriverti la confusione ed il chiasso di tutta quella gente che aspettava; ma sapendo che erano napoletani, su per giù ti potrai formare un'idea delle voci infinite e strane e della bolgia in cui si era. Finalmente quando tutta la folla diurna il teatro fu permesso a noi notturni di penetrarvi e ti lascio immaginare come si riversò là dentro quella fiumana crescente e disordinata.

Dovettimo alla nostra abilità a sveltezza se ci fu dato di accaparrarci un tavolo non lontano dal palcoscenico. Per abbreviare ti dirò che, eccezion fatta per una coppia di canzonettisti napoletani, il resto era meno che mediocrità. Pur nondimeno non posso dirti quanto potei ridere, il chiasso il baccano che tutti fecero là dentro è indescrivibile. Gli applausi ironici, le chiamate al proscenio, ed i bis imposti dal pubblico sino a sei volte di seguito davano a quel ritrovo l'aspetto più d'una vera bolgia dantesca che di una riunione di gente sensata; qualcuno della nostra compagnia per non farsi superare dai napoletani fece per quaranta, massimamente durante la rappresentazione che davano quattro sorelle tedesche che alternavano le loro cantate in tedesco con balli ed altre gesticolazioni e contraffazioni militari. Il tenore Luna era alla testa del baccano e per renderlo più intenso volle prestata da me un fischio sirena di fabbrica americana che io comperai a Livorno che serve per i velocipedisti; di cotesto fischio egli si servì anche per le strade al ritorno a bordo per fare ogni genere di stranezza.

Io mi sbellicai dalle risa quella sera e ti assicuro che anche tu non saresti rimasta indifferente se ti fossi trovata là dentro. E non credere che vi fosse gente del popolo, erano tutti, la grande maggioranza per lo meno della borghesia agiata eleganti e pieni di gioie.

Andammo a dormire a bordo alla mezzanotte passata. Io venerdì ridiscesi altre due volte in Napoli, e girai nelle principali strade per rimanere più che mai disgustato della grande sporcizia e lezzo di quella città. Alla sera verso le 6 pom. partimmo per Palermo seguendo alla distanza di un'ora il piroscafo Malta, uno di quelli che fa il servizio giornaliero fra Napoli e Palermo.

Il mare era bellissimo e mangiando sul ponte in alto a poppa ci attardammo a tavola chiacchierando animatamente. Tema principale della nostra conversazione fu la medicina e i diversi metodi di cura. A bordo vi era uno degli ufficiali secondari che seguiva la cura "elettromeopatica" e se ne trovava soddisfatto. Però essendo quelli di parere contrario la discussione si accalorò straordinariamente a tal punto che divenne personale ed alquanto aspra massimamente fra me e quel pulcinella di Luna; ma non ebbe conseguenze. Quindi il Luna ci canto varie cose, ma non essendoci alcun istrumento per accompagnarlo non si poté godere completamente del suo canto; pur nondimeno mostrò di avere una bella voce che in certi momenti si elevava a tal grado da coprire il rumore della macchina e delle onde, ciò che è da meravigliare essendo egli un giovanotto piuttosto esile.

Quindi ci intrattenne e ci divertì con tante corbellerie e stranezze da non poterti dire, imitando or questo or quell'altro e contraffacendo con la voce e con i gesti una infinità di persone. L'attitudine di lui in questo genere di cose è veramente straordinaria; io non avevo mai sentito nulla di simile, rimasi meravigliato e mi divertii un mondo a tutti quei lazzi ed a tutte quelle uscite di quel singolare individuo. Peccato che spesso i suoi gesti erano assai volgari e i termini a cui ricorreva non erano certo i più castigati di questo mondo! Insomma si stiede fino a tardi sul ponte ridendo e facendo chiasso come matti.

Sabato mattina finalmente si arrivò a Palermo ove trovai Cesare in barca che venne ad incontrarmi insieme ad un giovane un certo Sig. Abrignani figlio di uno dei principali magistrati di Palermo (credo presidente di corte d'appello), cugino di Guarino, venuto munito di permesso d'armi per togliere ogni difficoltà che potesse sorgere al mio sbarco per le armi che portavo. Però fu una precauzione inutile giacché alla dogana si contentarono di tagliare i piombi solamente senza farmi aprire nessun baule, nessuna valigia. Seppi che anche Beniamino era venuto al mio incontro, ma dopo avere atteso qualche tempo, tardando il vapore, fu costretto ad abbandonare il molo e ritornare in città per assistere delle cause che aveva in Cassazione, ma appena fu libero di queste venne qui all'Albergo e si mostrò grandemente cordiale.

Ora ti parlerò un poco delle mie impressioni attuali. Palermo questa volta mi lascia meglio impressionato delle altre volte. Forse perché abituato alla vita monotona ed isolata di Bordighera, tutto questo movimento, tutta questa gaiezza, tutta questa esuberanza di vita, mi colpiva favorevolmente. In ogni modo, ho trovato Palermo più pulita ed in qualche modo migliorata. Quello che più di tutto mi ha colpito è la grande nitidezza ed il gran gusto nel vestire degli uomini specialmente. In questo momento regnano qui certe mode bellissime ed indovinate. Alla mattina vedi tutti con camicie dal solo petto color rosa, ma il colletto ed i polsini bianchi, li vedi senza gilè con una larga fascia di seta nera per cintura, cravatta a fiocco orizzontale per lo più nera, colletto diritto alto con le punte leggermente incurvate, i petti delle camicie o rosa o bianchi hanno certe pieghe o altre righe provenienti dal tessuto stesso, e se a questi colori aggiungi la perfezione del taglio e dell'esecuzione te ne lascio immaginare che risultato debba ottenersene. O che colletti, o che polsini, o che petti! Per quanto io avessi una grande opinione sull'eccellenza della fattura e stiratura di coteste cose quello che vedo questa volta supera quanto avevo già veduto e dico con tutta l'enfasi dettatami dalla profonda convinzione che né Milano, né Parigi, né altre città del mondo possono superare Palermo per questo lato. Se tu vedessi che candidezza di colletti e polsini siano calandré o matti, ma più belli e più distinti questi ultimi, se tu vedessi con tali camicie, con tali cravatte e con i costumi che portano come sembrano tutti così lindi, ma di una lindezza maschia, come sembrano spigliati e baldi, in una parola non si può essere più smart nel modo di vestire degli uomini che sono venuto a trovare qui.

I petti delle camicie rimanendo scoperti hanno due soli occhielli a cui quasi tutti applicano certi bottoni di argento a righe o abbrunito che ornano stupendamente, i bottoni d'oro non si usano più. Ti assicuro che tale maniera di vestire è assai bella e conferisce alla persona un'apparenza linda, una maschia e punto sdolcinata, perché è una ricercatezza di forme, di linee e di colori che non vuol parere. Insomma nulla di più veramente distinti di come vestono qui gli uomini attualmente.

Peccato che tolte le spoglie, la parte intrinseca di essi qui è assai meschina e l'interiore, cioè la parte morale, non è per nulla in relazione con l'esteriore; e l'inferiorità di tutti in generale è troppo grande per non essere dolorosamente colpiti, e per accorgersi di ciò basta vedere loro aprire la bocca ed alla prima parola che dicono ci si sente poco piacevolmente colpiti, e la volgarità viene fuori irruente, a fiumi da tutti i pori.

Le donne per quanto facciano per vestirsi bene non valgono gli uomini per questo lato. In questo albergo attualmente c'è un cameriere che nel vestire è assai più smart di me, anche quando io indosso i miei migliori vestiti.

Questo albergo molto riformato e ripulito e per la classe che occupa e la modicità dei prezzi non si può trovare di meglio e lascia meravigliati. Figurati che per la mia camera, che è quanto le due camere da letto riunite costì al villino, non pago che lire 1,25 al giorno (dico una lira e 25 cent.!). C'è un letto senza elastico ma pulito, la biancheria è pur anche pulita, e ai due guanciali vi sono due fodere di calico molto fino con delle estremità festonate a cui è applicata una frangia di dentelle che sembra del guipure fatto a mano. Poi c'è un cassettone di noce impiallicciata un po' troppo alto è vero, ma nuovo e con una lastra di bardiglio; ci sono perfino i campanelli elettrici!

Degli affari non posso dirti che quasi nulla per ora. Perché dalla voce di Cesare sempre esaltato non posso conoscere lo stato esatto d'ogni cosa. Ti posso solamente dire che da quanto ne ho capito nell'insieme la posizione nostra sembra migliorata. Se non fosse la penuria estrema del denaro, attualmente la assoluta impossibilità di averne in qualunque modo, e l'incubo che grava sopra Giulia di forti scadenze a cui far fronte, tutto ciò causato specialmente dalla crisi solfifera che tu sai.

Federico e Giulia mi hanno scritto che desiderano che, finché non trovano una uscita a questa penosa situazione, è meglio che non vada per ora a Montedoro, ma che egli verrà qui appena per discorrere di tutto e vedere quello che si dovrà e potrà fare. So che come tu comprendi ho interesse a non dispiacerli cercherò di contentarli in ciò ed andrò dunque a Montedoro più tardi.

Ieri vennero tre persone di Montedoro e da loro ho potuto sapere qualcosa di più di quanto mi ha potuto narrare Cesare che vi manca da più di otto mesi.

             Angelo è sempre al nostro servizio.

Il giorno 27 luglio scorso vi furono come da per tutto le elezioni comunali, e dopo 10 anni di regno finalmente cadeva ignominiosamente il partito di Miccichè e compagni, ed è venuto al potere il partito Caico. Attualmente aspettando l'elezione del sindaco dal governo, funziona da sindaco Onofrio Caico; Federico è pur anche assessore, e dell'altro partito non rimane consigliere che il notaro Morreale ed altri due solamente, per sbagli, frutto d'ignoranza commessi durante la votazione. La vittoria, grazie a Federico che impedì volgari manifestazioni di tripudio, non fu rubata menomamente ed il contegno dei vincitori fu assai dignitoso.

Beniamino si trovò presente a Montedoro durante la lotta, ma per quanto ascendente egli abbia non poté vincere l'avversione della grande maggioranza all'amministrazione passata che per ben due anni seminò tanta corruzione e danneggiò tutto e tutti. Beniamino fu eletto consigliere provinciale ma nessuno dei Guarino a consigliere comunale. E, situazione assai strana, pur essendogli avverso per le elezioni comunali, Federico prestò il suo appoggio a Beniamino per riuscire consigliere provinciale. Pur nondimeno si è sempre in relazioni cordiali con lui il quale in fondo in fondo si è disinteressato delle cose di Montedoro.

Ieri come ti annunziai con la cartolina ti feci spedire dalla Agenzia Nicolò Citarda Minneci un pacco postale di tre chili di zibibbo che io non ho veduto ma spero che sarà bello e maturo e di giungere in buono stato; e questo me lo notizierai per sapere se devo più adibire cotesta agenzia se il caso si presenta.

E i bambini che dicono, che fanno? Se ti potessi dire come mi mancano, come mi mancate tutti! E la mia bella Castagnara (Letizia) che fa? Si ricorda più di me? Oh come vorrei mangiarmela di baci se l'avessi con me! Sento dalla tua lettera di ieri che Lina è tornata, dille che desidererei qualche sua letterina magari in inglese, ma che ciò non sia causa di pianti! Anche Giuliettina potrebbe scrivermi, non deve essere tutta per Peter, un poco anche pel suo papà. Ha continuato la cura dell'elettricità gialla? E continua ancora a bagnare? Federico dunque è quegli che domanda più di me? Digli che io non mi dimentico di lui e quanto prima, se so che è stato buono, gli manderò qualcosa che potrà fargli piacere.

Raduna e fai un bel pacco postale di tutte le camicie che hanno bisogno di aver cambiato il colletto e i polsini e mandali direttamente all'indirizzo di Carmela Pollaci, Piazza Marina, 37. In un'altra ti parlerò dei Pollaci così pure dei cugini Caico che sono tutti a Montedoro meno Achille che con la moglie è giunto ieri qui a Palermo, ma non l'ho ancora visto. Mandami la misura della cerata sulla tavola da pranzo, lunghezza e larghezza, come si trova attualmente, così pure quella che vorresti pel buffet; non sbagliare. Credo che quando ti giungerà la presente Giulio sarà giunto e sono impaziente di sapere qualcosa delle prime impressioni. Se Whitworh continua nel silenzio bisogna scrivergli domandandogli ragione dello strano procedere di non rispondere ancora alla mia lettera del 6 agosto diretta al Direttore C. Vermon Pugh, ed insistendo per the Amount che devono mandarmi. E continuando cotesto silenzio scrivi pure a Shipton ed anche a Dotty o a miss Barker, se tu lo credi, per chiedere loro se avessero qualche amico a Birmingham che potesse andare a parlare personalmente al direttore della Rudge Whitworth, e tirare in chiaro le cose e finirla una buona volta. Non ho ancora ricevuto il Cyclist annunziatomi.

Scrivimi più spesso che io non posso fare e dammi notizia di tutto e di tutti. E ricordati che io non penso che a voi altri solamente, tu mi capisci.

Addio, infiniti baci con tutti specialmente la Castagnella.

            Tuo per sempre Eugenio.

 

Palermo 7 settembre 1895

              Mia cara Loulou,

Poche parole in fretta perché la posta sta per partire e per non lasciarti ancora oggi senza mie notizie.

Federico mi scrive da Montedoro, che ti ha già spedito le 100 lire, meno male. In quanto al resto più importante per ora nulla, ma non tralascio d'insistere d'ogni lato e speriamo che se non subito possa più tardi riuscire a qualche cosa.

Ieri sera ebbi con Cesare una discussione assai vivace che mi lasciò un'impressione molto sconfortante e tuttora mi sento sfibrato enormemente. Cesare è troppo esquilibrato e ciò complica assai la nostra disgraziata situazione ed accresce le difficoltà insormontabili di essa. Sarebbe troppo lungo narrarti ogni cosa, né mi sento la forza di farlo; ti basti questo accenno per comprendere come io qui non sia sopra un letto di rose.

Domani ti spedirò la lettera del curatore della fallita Daniello e se posso anche una bozza della lettera che dovresti scrivergli.

In mezzo a tante preoccupazioni sto facendo fare una cosa che senza spendere troppi denari so che ti farà piacere. Sto facendo trasformare la spilla coi brillantini ed il zaffiro in broche per te, sul genere di quella che hai col brillante, rimane lo stesso ferro di cavallo intatto e credo che verrà graziosa; te la rimetterò appena sarà pronta.

Scrivimi sempre e dammi notizie di tutti e specialmente dei bambini che non so dirti quanto mi mancano e quanto ardentemente desidero rivederli, abbracciarli e baciarli!

Non dimenticare di mandare le camicie alla Pollaci. Dimmi se hai ricevuto i savoiardi e se hanno fatto piacere o sono sembrati pure roba da fiera!

Dimmi come sta Letizia con quella protuberanza e se Giulia ha più continuato la cura dell'elettricità gialla e se bagna sempre il letto.

Hai scritto ai Keene? Hai notizie recenti di loro? E' bene intrattenere sempre viva la loro relazione.

Addio e baci molti insieme a tutti i bambini.

Tuo sempre Eugenio