UNA PASSEGGIATA ALLA "SABBUGIA"
di Calogero Messana
Passando lungo lo stradale per Serradifalco,
giunti al confine del territorio di Montedoro, si intravede una collina
di calcare che domina la vallata. Centinaia di volte siamo passati lungo
quella strada senza potere vedere dal basso cosa si nasconde in mezzo
alle pietre che circondano la cima della collina.
In una giornata asciutta ho deciso di salirvi
con la macchina fotografica. Man mano che ci si avvicina si scorge la
particolare struttura della collina: una cerchia di massi delimita un’area
in pendio esposta a mezzogiorno, adesso seminata a grano, ma che
probabilmente costituiva la delimitazione naturale di un antico
insediamento.
Ogni masso di calcare porta i segni di antiche
presenze . Decine e decine di tombe a camera scavate , o appena
abbozzate , segnano le pareti delle candide pietre: ho pensato alla ben
più nota Pantalica.
Conoscevo le due tombe Sicane della contrada
Guarini poiché ci giocavamo da bambini quando si andava a raccogliere
le olive, ma quelle della Sabbugia, ad appena 500 metri di distanza,
sono molto più numerose. Sicuramente, scopro solo oggi, che è il luogo
più insediato e frequentato del passato che si trovi nel territorio di
Montedoro.
Non conosco gli studi fatti sull’area ma il
toponimo arabo al-sabbuq fa pensare che anche in quell’epoca fosse
luogo frequentato. Purtroppo non vi è, a vista, alcuna traccia di resti
ceramici o vetri, ma più in basso, nel cosiddetto "Lago di Giù
" una "senia" per sollevare l’acqua è ancora presente
ed è stata attiva fino a qualche decennio addietro.
Per ora mi accontento di mostrare le foto
scattate ma spero di poterci ritornare con persone esperte per
approfondire la conoscenza del luogo.