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                                                                         Benvenuti  a  MONTEDORO
 

   Venerdi santo a Montedoro

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MUSEO DELLE ZOLFARE  

      
                                                          
                                                                           Tramonto (foto Mantione)               

               LU PAISI


Dd paisiaddu picciriddu e baddu,
 abbrancicatu a la cullina d'oru,
 chinu d'aranci e di culura adorna,
 ognra 'nt la testa ma 'rritorna! 

 Na vota si chiamava Balatazza,
 poi cci cangiru 'nnomu, a st pasi,
 ma chi m'importa a ma di st cridenza,
 chiddu ca cunta cchi, la s esistenza.

 Quannu lu suli spacca li timpna,
 o la friscura a sira t'arricra,
 china di ciuro l'aria pi la va,
 pastu chhi beddu un havi mancu la luna! 
 E la matina poi quannu in campagna,
 a passiri vai cu la friscura,
 cgli 'nu ciri, a ficu, o la luma,
 senti lu cuccu ca la cucca spa. 


 Granni la chiazza, pari 'na rosa,
 c' la Madonna ca tala dall'riu,
 pi nun parlari di lu carvriu,
 unni lu Cristu 'ncrci s'arripsa. 

 E li lamanti di la iurnata santa,
 quannu la vara in prucissioni v,
 Caluzzu Tappu cu l'autri canta,
 lu figliu cerca, per iddu un ci st. 

 E attravirsannu li strati e la chiazza,
 vidi Turiddu all'angulu fermu,
 ca travistutu cu spada e cull'elmu,
 tutti saluta allargannu li vrazza. 
 Si la matina vi mangiari cuntenti,
 vai in campagna unni c' Vicilenti,
 t'inchi 'nu picchiu di saru e ricotta,
 mangiala calla, ma attentu ca scotta. 

 Si poi la festa di Santu Giuseppi,
 c' a bancarella ca vinni trummetti,
 ci sunnu tanti gilati e stiglila,
 e t'arricri cu sanszza e cannla. 

 E pi finri, si ti v arripusari,
 jittati 'n'terra, nun ci pinsari,
 tantu la terra fatta di jssu,
 e a tutti l'ura ti mantni friscu. 

 Amu ss terra bedda, quasi mi moru!
 anchi si sugnu ni st gran Milanu,
 vurra pigliari lu primu aeruplanu,
 pi riturnari a ta, o Muntidoru!

             
 Card. G. Guarino (1827-1897)       Vescovo Mons. G. Rizzo        Vescovo em. Mons.Angelo Rizzo    Vescovo Mons. S. Paruzzo

                                       Ricevo da Mons. Salvatore Paruzzo, Vescovo di Ourinhos, Brasile

Ourinhos, 30 Aprile 2002

Carissimo Federico,
Ho ricevuto con gradita sorpresa il tuo messaggio. Ti ringrazio per il pensiero e gli auguri. Ormai sono 23 anni che svolgo la missione che Dio mi ha affidato in questo immenso Brasile. Da tre anni mi trovo qui a Ourinhos (leggi Ourignos) come 1^ Vescovo di questa nuova Diocesi. Da quando ho detto il mio "Si" alla chiamata di Ges, il crocefisso risorto, ho capito che non importante il luogo in cui lavoriamo ma il "come" ed il "perch". In verit ognuno di noi simile ad un raggio che promana dal sole. Dio come il sole, ognuno di noi, nella misura che compie la sua volont un raggio luminoso. Possiamo illuminare un bocciolo di rosa e aiutarlo ad aprirsi, imbatterci nel fango e farlo seccare, passare in un diamante ed aiutarlo a scintillare, perpassare le gocce della pioggia e far brillare l'arcobaleno. Se incontriamo un cuore o una casa a porte chiuse, possiamo scaldarlo ed illuminarlo dall'esterno. 
Quanti incontri ho l'occasione di fare ogni giorno: vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, laici, cattolici, protestanti, bianchi, neri, gialli, grandi e piccoli, ricchi e poveri. E' sempre un'occasione di costruire un ponte (pontefice), di porgere una mano, di offrire una parola amica, una tazza di caff. Tirando le spine dal cuore e lanciando semi d'amore. La vita una bella divina avventura. Vivere per aiutare i fratelli a scoprire la Via della Vita, a illuminarsi con la verit, d senso alla mia vita. Nella misura in cui riesco a fare della comunit diocesana una famiglia che vive in comunione, sento la presenza di Ges che ha promesso: "Dove due o tre sono uniti nel mio cuore, io sono in mezzo a loro (Mt. 18,20). Dare testimonianza di questo amore l'impegno costante. 
Ti auguro di vivere pienamente il tempo che il Signore ti concede e spero di incontrarti a Montedoro nella seconda met del prossimo mese di Agosto. Saluti cordiali ai tuoi familiari. Paruzzo Salvatore

 

        Il record 
            di 
     Montedoro


 
Terra d'odiu e d'amuri! 

 Ecco la terra dove nacqui un giorno 
 sotto le bombe che piovean dal cielo 
 e solo brutti presagi a illuminare 
 le vie, le case, il borgo.

 Zittite quelle bombe maledette, 
 i colpi martellanti di lupara 
 iniziarono un'altra litania, 
 quasi il silenzio fosse lì bandito 
 da mafiosi e briganti, 
 onnipresenti, 
 pronti a schiacciare il lor calloso dito.



 Quindi la voce della miniera amica, 
 che il sazio dispensava giallo pane, 
 un rantolo emetteva, uno stridore; 
 e di lamenti e tristi addii 
 i dammusi vibravano, pure le alcove.

 Quante preghiere e quante litanie 
 volavano in cielo e in ogni dove, 
 nere le vesti, e gonfi gli occhi neri 
 per lacrime amare!

 Oggi sappiamo che 
 tutte quelle preci secolari, 
 tutti i lamenti e tutte le orazioni, 
 che volavano in ciel con gran fervore, 
 un miracolo han fatto a Montedoro.

 Tre vescovi han dato e un cardinale: 
 un record, 
 che sconvolge la media nazionale!

 Primo il Guarino cardinale, 
 che vicino già vede il sacro altare.

 Quindi quel Rizzo, 
 oltre lo Stretto andato a predicare.

 Un altro Rizzo, 
 in terra d'Ibla ognora Lui governa, 
 e onora il Paesello collinare.

 Ed il quarto?

 In terra d'Amazzonia 
 é il giovane Paruzzo a predicare.

 N'ha strada da fare! 
 Ma ricco di talento e assai forbito 
 per il nostro Paesello sarà un mito!

                                           
                                                                                                                                    37 27' 18,24'' N       13 48' 53,09 E     

          Evoluzione demografica di Montedoro

                                                                            

           
                             La mappa del territorio                                                                      La pianta del paese


                     
                     La  chiesa                                                           Chiesa interno dopo restauro                                


    
 Monumento all'Immacolata                       Edicola Pace Maria Messana                     Parco delle Rimembranze

                      

           

   
                                      La "grande" piazza                                                        Raccolta offerte per la festa di S. Giuseppe 

 

       

     Scultura  (in pietra di "Sabbucina")                                          La pisatura

      
                                                   Il vecchio lavatoio (anni '30) e la fontana, eliminata per fare spazio alla posta

   
                            Museo delle miniere  -  particolare                                                                   Aratro

 
                   La vecchia "robba" di Pupiddu                                                                   Osservatorio astronomico
Forse era questa la localit denominata Minzel (o Mnzaro) 
dove sorgeva il "casale" oggetto della donazione del re
Federico II al vescovo Ursone di Agrigento  (vedi sotto)                                                      

Pergamena (originale in Agrigento, Archivio Capitolare, pergamena n. 17) attestante che Federico II re, in considerazione dei servizi ricevuti dalla Chiesa Agrigentina, dona al vescovo Ursone il castello di Minzario (attuale S.Angelo Muxaro) ed il casale di Minzel (Montedoro) con tutti i loro tenimenti e pertinenze.  (anno 1200, mese di aprile.
 (Per gentile concessione della Rettoria S.Nicola di Agrigento)

(Da notare la disputa tra Amari-Nallino che attribuiscono il nome Minzel
a Montedoro, ed il Raccuglia che identifica Minzel in Serradifalco:
       da qu inizia forse l'eterno dissidio coi vicini serradifalchesi?)

                                       Trascrizione della
               Pergamena dei Privilegi della cattedrale
 

In nomine Dei eterni et salvatoris nostri Jesu Christi. Amen.

Fredericus, divina favente clementia rex Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue.
Licet peticiones et vota fidelium mansuetudo regia clementer, admittere teneatur, eo tamen
propensius super hiis, que grata sunt creatori, favorem debet gracie principalis impendere, quo specialius est ei celitus regni regimen et sceptrum maiestatis indultum. Inde est quod nos, intuitu divine misericordie et consideratione pure fidelitatis et grati servitii, quod a te, Urso, venerabils Agrigentine episcope, fidelis noster, semper suscepimus, de solita nostre gratia maiestatis, Agrigentine Ecclesie et tibi tuisque successoribus perpetuo concedimus et donamus in tenimento Agrigenti castellum Minsarii et casale Minzel cum omnibus iustis tenimentis et pertinentiis suis. As huius autem concessionis et donationis nostre memoriam et robur ipsi Ecclesie imperpetuum valiturum, presens priviligium per manus Mathei de Panormo, notarii et fidelis nostri, scribi et maiestatis nostre sigillo iussimus insigniri anno, mense et indicione subscriptis.
Data in urbe felici Panormi, per manus Gualterii, venerabilis Panormitani aechiepiscopi et regni Sicilie cancellarii, anno dominice incarnationis  millesimo ducentesimo, mense apreli, tercie indictionis, regni vero domini nostri Frederici, Dei gratia illustrissimi regis Sicilie, ducatus Apulie et principatus Capue, anno secundo, feliciter. Amen.

              
 Sigillo della chiesa agrigentina                                      Sottoscrizione del vescovo Ursone                       

Pergamena dei Privilegi della cattedrale 
  
(Pergamena, trascritta nel vol. III, pag. 51, dei Privilegi della Cattedrale. 
   Il documento conferma ad perpetuum la donazione da parte di Federico II, nel 1232,
     al vescovo Ursone di Girgenti, dei
feudi Mussarum e Minzarum)

Documento ritenuto falso da parte di Paolo Collura e di Huillard-Brholles per una serie di indizi e note cronologiche tra loro discordanti. La falsificazione forse avvenne sotto l'episcopato di Rainaldo de Aquaviva, dopo la morte dell'imperatore Federico II, per sfuggire ai gravami relativi ai casali in questione. 

"In nomine Dei aeterni et Salvatoris nostri Jesu Christi. Amen.
Fridericus, Dei gratia Romanorum imperator, semper augustus Hyerusalem et Siciliae rex. 
Regnantis procul dubio, tunc digne thronus extollitur, cum regi regum solvitur quidquid debetur, quia tunc praecipue crescit largitionis praeconium, cum sub titulo in Aeterno conscribitur, quod dedicatur Domino, quodquod dominii necessarii consacratur.

Proponentes igitur in ejus nomine, per quem vivimus, regnamus, et sumus, ecclesiasticos regni nostri, non solum suo jure protegere, sed nostrae munificentiae muneribus ampliare. Attendentes, quod agrigentina ecclesia, antiquitate nobilis, multa sui persecutione vallata, ad extremam devenerat inopiam paupertatis. Considerantes nihilominus, quod pro servitiis nostris, ad valorem septem millium tarenorum dudum recipimus, ad supplicationem etiam tuam, Urso venerabilis agrigentinae ecclesiae episcope fidelis noster, qui tuae fidei et honestatis merito, haec et majora a nostra munificentiae gratia cerneris meruisse, et crederis in antea promereri. Illius intuitu, qui regibus dat salutem, et pro salute nostra, et remedio animarum felicium quondam parentum nostrorum memoriae recolendae, de solita pietatis nostrae gratia, concedimus tibi, et memoratae agrigentinae ecclesiae, et perpetuo robore confirmamus Mussarum et Minzarum, cum omnibus justis tenimentis, et pertinentiis suis, ut ipsum videlicet Mussarum et Minzarum, perpetuis temporibus ipsa ecclesia agrigentina teneat et possideat, cum omni jure suo, libere et absque juris et servitii requisitione. Ad huius autem concessionis et confirmationis nostrae memoriam, et inviolabile firmamentum, praesens privilegium, per manus Aldoyni notarii et fidelis nostri scribi, et majestatis nostrae sigillo, jussimus insigniri.  Anno, mense, et indictione subscriptis.

Datum Agrigenti, anno dominicae Incarnationis 1232, mense novembris, X indict.".

                                                                                                                 

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                                               La banda di Montedoro '62 (sulla destra visibile il famoso maestro Grenci)

  
               Cos' in vendita?     (foto Tanu Fanci)                                                         Montedoro allagato

  
 Tre preti storici (Alfano, Piccillo, Duminuco)    La prima auto a Montedoro (CL 635)          Trasporto acqua (lanceddi)

  
                La puta di ma' nannu
    
                                                 Calvario 1960